Comuni - Castelnuovo Berardenga

Di origine etrusco-romana, Castelnuovo Berardenga deve il suo nome al castello costruito alla fine del XIV secolo dalla Repubblica di Siena. Il comune si estende tra i territori collinari del Chianti e delle Crete Senesi, immerso in uno splendido paesaggio che, insieme alla presenza di sorgenti calde, ha favorito lo svilupparsi di insediamenti umani testimoniati oggi da numerosi resti del passato.

Il territorio
Il territorio copre un’area di 177,03 chilometri quadrati divisa in due parti da una strozzatura in corrispondenza dell’Arbia a Pianella. La parte occidentale, interamente compresa nell’area del Chianti, è solcata da una serie di corsi d’acqua che si immettono poi nell’Arbia; la parte orientale, solo per metà chiantigiana, si estende lungo le sponde dell’Arbia ed è attraversata dall’Ombrone.

La storia

Il territorio prese il nome dalla famiglia del nobile Berardo che tra la fine del X e l’inizio del XIII secolo organizzò una signoria appoggiata al monastero di San Salvatore da essa stessa fondato, i cui resti romanici rappresentano oggi il maggiore monumento della zona. All’inizio del XIII secolo il termine Berardenga fu comunemente accettato come toponimo del luogo ed è in quest’epoca che i villaggi e i castelli sotto la giurisdizione dei Berardenghi cominciarono ad essere annessi al territorio controllato da Siena. Questo processo continuò fino all’inizio del XIV secolo quando la Berardenga diventò sede del vicariato e, nel 1366, il consiglio cittadino di Siena approvò la costruzione di un nuovo castello posto al centro del territorio. I dintorni di Castelnuovo Berardenga sono ricchi di testimonianze del passato. Il ricordo di antiche associazioni religiose è rimasto nelle pievi di Asciata, San Felice e Pacina. Tratti medievali si ritrovano nella “canonica” a Cerreto, nelle chiese di Querciagrossa, Catignano, Guistrigona e nella cappella ottagonale di Sant’Ansano a Dofana. I due grandi complessi monastici presenti nella zona sono il monastero di San Salvatore e la certosa di Pontignano. Numerosi sono i castelli, tra cui Querciagrossa, Aiola, Selvole, Pievasciata e Cerreto, così come Sesta e Cetamura, entrambi in rovina, e San Gusmè, che si sviluppò anche al di fuori delle sue mura per diventare, insieme a Vagliagli, la più grande circoscrizione esterna del luogo. Molti castelli sopravvivono soltanto negli archivi documentali, mentre altri sono stati trasformati in ville.